Una trasparenza d‘ispirazione che riflette la fede nell’Assoluto, nello Spirito.

“In tutte le vetrate della pittrice Dina Figueiredo c’è sempre una purezza di linee, espressa attraverso l’armonia dei colori e delle forme. Una trasparenza d‘ispirazione che riflette la fede nell’Assoluto, nello Spirito.

Si pensi alle sue vetrate al pari dell’arcobaleno: hanno dispiegato i loro colori, dal rosso all’arancio, dal giallo al verde, dall’azzurro all’indaco e al violetto, tutto amore nelle diverse gradazioni, amore che, seguendo i versi di Dante (Purgatorio canto XXIV, versi 50-54) si esprime strettamente sotto dettatura dell’ “Amore”. “E io a Lui: «Io sono un poeta (in questo caso pittrice) che, quando Amore mi ispira, prendo nota e scrivo esattamente ciò che Lui mi detta in cuore».”

 

Le sue vetrate astratte sono in armonia con l’essenzialità delle linee in accordo con la ricchezza di un’infinita policromia giocata su riflessi continui e sempre nuovi. La luce che penetra dalle finestre e la purezza dei colori che si riflettono creano ambienti armoniosi, invitano alla meditazione e accentuano il misticismo dell’insieme: un  felice preludio dei cieli nuovi in panorami paradisiaci stupendi.

 

Nelle vetrate degli episodi della Passione di Cristo, dalla salita al calvario al momento cruciale della morte,  le diverse tonalità dal verde al rosso al violetto riflettono i vari stati d’animo dell’Uomo-Dio a cammino verso l’olocausto. 

Forme intrise di spiritualità che affiorano dall’astratto e linee essenziali che si intersecano in un gioco di trasparenza e luci che accentuano il misticismo dell’insieme culminando nella vetrata centrale che, nella trasparenza dei toni azzurri, gialli e arancio,  simboleggia il cielo azzurro  che  contiene  il sole, come Maria contiene Dio. 

La vetrata a destra rappresenta i momenti salienti della vita di Maria che appare avvolta dalla luce rosata dell’Annunciazione, dalla luce solare della Visitazione e della nascita di Cristo, sino a giungere alla voragine azzurra di luce da cui Maria si eleva per attingere il divino nelle fiamme rossastre della Pentecoste fino ad entrare infine in Dio nell’azzurro dell’Ascensione.

Ogni scena vive splendidamente di vita e luce propria e al tempo stesso si armonizza con le altre, senza interrompere la linea di continuità in un armonico ritmo formale e cromatico.”

Maria Maddalena Mosco

Direttrice del Museo degli Argenti di Palazzo Pitti